Insegnamento popolare COLLEZIONE Di LIBRI SCOLASTICI | del Cantone Vicino (Svizzera) Muore : A'/ ar . ' Titolo ■ Giugno 4872. TAVOLA per conoscere le cifre arabiche (da contarsi sulle dita d’ambe le mani) H 1 ■ ■ 2 §9 B ES 3 giSB 4 SS B Ei li U 5 illill 6 ilIUBB 7 8 1BBII1II BBBIHIIII «) BlilBBBI il 10 1 8 ESERCIZI PREPARATORI! ALLA IO 11 42 43 44 SPIEGAZIONE DEGLI ESERCIZI 1. Linee punteggiate. Servono a segnare la traccia dello . figure da eseguirsi. 2. Linee diritte che vanno da sinistra a destra: si segnano prima due punti per guida (orizzontale). 3. Linea diritta tracciata dall’alto al basso (verticale). 4. Linea da sinistra a destra, poi altra dall’alto al basso sul mezzo della prima. 5. Linea da sinistra a destra, ed una daH’alto al basso all’estremità della prima. 6. Linea dall’alto al basso ed altra da sinistra a destra.' 7. Linea dall’alto al basso sul mezzo di altra già tracciata da sinistra a destra. 8. Linea da destra a sinistra, ed altra dall’alto al basso. 9. Linee in croce da sinistra a destra e dall’alto in basso. NB. Le linee dal 4 al 9 inclusive sono perpendicolari. 10 e 11. Linee pendenti verso destra e verso sinistra (inclinate ed oblique). 12. Due linee pendenti in croce. 13. Tre o più linee inclinale in diverso senso, cbesi taglino. 14. 15. 16. 17. Linee ad egual distanza: da destra a sinistra, dall’alto in basso, ed inclinato (parallele). 18. Due linee inclinate che si toccano aU’eslremilà, coll’apertura aìl’insù (angolo). 19. 20 e 21. Due linee inclinate che si toccano, coll’apertura all’ingiù, a destra, a sinistra. 22 e 23. Linee arrotondate di sotto, poi di sopra (curve). 24. 25 e 26. Linee inclinate a destra con giro in fondo, poi in alto (uncinetti semplici), indi in alto e in basso (uncinetti composti^. 27. Linea curva inclinata a destra, prima aperta, poi chiusa (mezzo ovo ed ovo). .#11 f'i.FW'i /*« Avv. — Tracciato l’o vi s’aggiunge l’i senza punto, e si oltieno l’a, avente quasi la forma d’ un anello con bottone. — Si rammenti per ogni lezione il proverbio: chi va piano va lontano. Lezione 5.“ a, a, c, a, e e e, ec, ea, ciac, acce Avv. — Le precedenti vocali si ripetano sotto dettatura. I fanciulli; dovendole scrivere senza vederle, se ne imprimeranno vieppiù nella memoria la forma ed il suono. Lezione 0.* et, o-, e, ce i, u, o, e, a \ \ ' ' v e, ce, o-, e, ce ì, il, ò, è, à a: ma s, m h IL 0, E, A A tv. — Questa lezione è un esercizio di ripetizione. Con essa si fa conoscere l’accento, e il suono aperto e chiuso dell’e e dell’ o, notando come anche Va, 1’», e l’u accentati ricevano un suono più vibrato e corto. Facciansi vedere e pronunziare, ma Boa iscrivere, anche le majuscole. Lezione» 7. 1 o ù a a n n, % N 1)0, ne, na, nu, • ni no-, ne, noi, na, m no, no no, nano, Noè, neo, uno, noi no, nono, nano, ano-, noe Avv. — La n ha la forma d’ un naso o d’una nicchia. Si pronunzia appoggiando la punta della lingua verso la radice dei denti incisivi superiori, e mandando un suono nasale. Non si parli per ora del nome delle consonanti, ma solo della loro articolazione unitamente alle vocali. 2 Lezione 8.* 6 ce o oc e en con on een en io ò un ne o, uno, inno, anno, inni, niuno. » ' co o con neo, enne, ncccno Avv. — Si faccia notare la differenza tra la sillaba diretta, colia consonante prima, eia sillaba inversa, colla consonante dopo la vocale. Niuna parola passi senza spiegazione. Lezione o. 8 ce/ e, e, o, ce, no m m , M ma mi me mo mu am im em om um ma m/y mo mo am em im om um co amo, uomo, mam, mma — La m si articola chiudendo le labbra e lasciando passare pel naso un suono muto. ~ Si abitui per tempo il fanciullo a sillabare la parola che va scrivendo; non dimenticando che l’ortoepia guida all’ortografia. Lezione IO.* V' V v — 20 - va m ve va vaav ev io ov llo vo via. Èva, vi va , u vena,, nave , neve, uovo,, avvi, evvi, va, vai, voi, vuoi, vino, vimini, evviva! r-gtss ea va ava, nave, vena Avv. Il v ha forma d'un vaso da fiori; e si pronuuzia tirando il labbro inferiore sotto i denti, e staccandolo nell' alto di proferire la vocale che segue. Ye lo si ritiene alquanto invece, quando la vocale vien prima. Lezione 11 .* r r , M R ra ro ru re ri ar or ur er ir m ra ra re re ar ar ar er ar rana,, rio, reo, aria, muro, mira, io miro un ramo; nero, armi , urna, erro, errore; io vo a Roma; armario, orme, ormare. — 22 — rame, memi, a/a; mera e/m rama/ arme, eema Àvv. — I>a lì/ somiglia ad un rampino, e si prepara la lingua come per proferire la prima sillaba di questa parola. — Non si tralascino gli esercizi sotto dettato. Si facciano altresì conoscere i segni ortografici man mano ch« si presentano. Lezione 13. 5 L la lo li lu le /a eè /e /ee /e lama/la mela, le mele, le ali, io ò un mulo; ei mira la luna; leva la lira; le ore. a/e, e m ee/e r a® — 23 — ) Lezione 13. a il al ul ol el é/ '/ uf o/ e/ ve t/ /e&ne. cv a em eterno- e4n Avv. — La l ha la forma d’una lista di carta o d’un legno. È ud e minuscolo inglese assai allungalo. Qui si potrebbero già scrivere le cifre più facili poste alla lezione 23.® Lezione 1 1. 1 / t , T ta to tu te ti at ot ut et it à là _ 24 , _ àa ào àn àe aà oà a/ oà tu, tuo, tua, tue; io temo; tu ami; ei teme; otto, ottone, atto, moto, muto; il tè è maturo; il loro va in ira. ài àio,\ àia, miào, aà/j, /ora ’ Avv. — Il ( pare quasi un timone di carro col suo giogo: è un i prolungato senza punto. Battere la punta della lingua ai denti incisivi. Lezione 1 D — 25 — c/ c/a c/a c/a c/a à/ ac/ ac/ ac/ ec/ do; io do le monete; tu dai un dado; il dito, le dita, la dote; Dio vede me e voi. Addio, tutore. Io odo un urlo. Aiutati, e Iddio t’a- iu terà. c/ c/jcj, c/a/c/à c/a c/ac manc/e .dot;. — Prolungando 1’asta dell’a si ottiene il d. Appoggiare la punta della liDgua ai denti incisivi più leggermente che pel t. 3 Lezione IO.® / b, $ B ba bo bi bu be da d& d da de ab ob ib ub eb II bue è utile. La roba è mia. Bada a te. Abbi amore alla verità. Noi abbiamo la tela. Tu bevi il vino buono. Amate le arti buone. — 27 — rfrira, io- fero, fa rfevù, et fóve Avv. — Colla i finita come il v si forma il 6, che si pronunzi# stringendo insieme le labbra. Lezione 17. 1 // t , fa fe fu ri r m & F fo fi 4- r af ef uf of if fa, fo, farò, fe’, fede, fame, il fumo, la fune, il fieno ma- turo, il foro; la fama vola; tu fumi, fumatore; affare, affamare, afa; la favola è in ve ri tie ra. % /co-, /w r~e, /urna. 'cme. c/m/ d ama Avv. — La f di stampa ha la forma d’un falcetto. Posto il labbro inferiore sotto i denti, si spinge la voce soffiando. Lezione 18 . a P fa fe fa fe ip ep ap op Pio nono Papa. Po, fiume italiano. Pane,, pomi e pere. L’ape fa il miele. Variété — 29 *—• è lanuto. Io amo il mio papà. Vedi tu il pelo e il filo? 'la/ia mi 'lemi e ( ien$ Avv. ■— Il p lia qualche somiglianza con una pistola o con una pipa. Chiudere le labbra più fortemente che pel 6. Lezione 19. a C c, r lo c ci, ce , eia , ciò, dii f ic , oc, ac, oc, uc La cima è alta. Cicerone fu oratore romano. Teodoro dice bene. Lice avere luce. 11 veleno uccide. Mi piace — 30 — la verità. Temete V accidia. Cerere, dea de’ cereali, fu venerata dai Romani. cu cerna, cece, cero, //cerne — Il c ha forma d’un mezzo cerchio. La sua pronunzia dolce o molle, ha luogo mediante pressione della lingua al palalo. Lezione 20.* *'/ 1 3 ’ ia, io, ja, jo, Ajo, aja, noja. La jena è un y y \ s iu, ie ju, je 31 — animale feroce. Jeri io vidi un pajo di buoi. va/e- V — La j, che ìd molti casi equivale all’ i, è elemento delle lettere discendenti con buccola. Lezione 31. a G / gì ge già gto gin cig eg ig og ug Giro, geme, giace, giuro, gioja, aggio, oggidì. Io vo oggi a vedere i miei genitori. I gemiti di un malato mi addolorano. ym, ùa ~ 32 — Lezione 33.* / q, Q \ ptm peto- qua, qui, a qua, quale, qualità, quoto, equità, liquido. [K2A; L?SSsS Qui lo. Aquario deriva da a qua. L’a qua vi te è nociva. ^tue fa Avv. — Si fa precedere il q a! c ed al g gutturali, affine di preparare il fanciullo alla pronunzia di queste lettere. Lezione 33/ Formazione delle cifre. 7 y „ 6oy cP „ j8 33 s & 3 ^3 3 6' y 3y o Avv. — S’incominci dall' ì, dal 7 e dal 4, come le più facili, e aventi tra loro una certa affinità di forma. Anche i due gruppi seguenti sono composti di cifre che s’incominciano, scrivendole, collo stesso elemento. Lezione 34." cu cu co cucile ac oc ec Cura, cono, cane fedele, lo curo le mie pecore. Co- me può vivere felice un nemico? Il cuoco fa cuo- — 34 cere i cibi . Ecco un medico antico . Un calice può avere un allo valore . Il pericolo fa Vuomo cauto . caro- amtcG, eeeo/ù so? ca/tcc. Lezione 35/ ya ytt yr< y/u/ y/tc yen ay gara , gomito> guarire, guida, gomitolo, aggomitolare, ago. Colui guida le pecore. Vedo la locomotiva^ il fumo ed i vagoni. Il gu- — 35 fo è nemico alla luce.La gola è un agguato. addalo. (7 a <7 (7 — Nelle lezioni 24 e 25 il suono del c e del g è gutturale o duro. Lezione 26 / h, H ah oh eh ih uh ! Io ho un caro cugino. Tu hai otto anni. Carolina ha poca cura de’ fiori. I poveri hanno poco denaro, ma — 36 — hanno T a ni ma più quieta. Le pecore hanno la lana. Ugo ha nove pani. ea Ae, ài /un, ca/ere /anno- Aeiee e aio/a vera. Lezione tì7. a chi che ghi ghe chio chia chie chiù ghio ghia ghie ghiu Chi è buono è amato. II chiodo è acuto. Io chiudo la mano. I vapori che ti ama, ti dà buoni pareri. Ci chiami, o Chiarina? I laghi hanno le aque chiare. Aj/Ai/v Am eorAa acA m; cAtf/mstAoA penerà e ve%e Avv. — La « e la z hanno suono dolce e suono aspro. La prima assomiglia ad una serpe, la seconda ad una zappa. ESERCIZI SUI DIGAMMI. Lezione 30.* ■>r SC y Se da dee -lem da/è deeee. Esci di qui. La sciabola è affilala. Oh che biscione! Lasciami sceverare ciò che è bene da ciò eh’è male.. — 40 — I pesci sono muti. Lo scioperato sciupa il poco che ha, e finisce male la sua vita. écmme/ t '/mi c/, /a/tceàa, * / fiéae * faécedei e 6 c/l/MàO Avv. — Nei digammi le due lettere se, gn, gl, prendono un suono die non ba più nulla di simile a quello delle due lettere separatamente prese. Lozione 31/ gn ? Gn / Ogni cosa a suo luogo. Il ragno fa le ragnatele. Io curo le mie magagne. 11 magnano fa lavori minuti. — 41 — Il mignolo è il minore dei diti. La tignuola ha roso il mio abito di lana. I sogni e le bugie sono indegni di fede. mono, mo^no/o- Lezione 33." // gl c df Gl gli glie glia glio gliii gliuo renano, facète- e> mec^ema/e/ / y aàmo n//aan de-utmo- ed- e /« cadono. dene dock W Lezione 33. 1 Lettere straniere* k y X 42 — w K Y X ve doppio cappa ipsilon ics© m A .7) W % itt ha dato origine alle ma chi- ne a vapore. Il Kyrie si recita in chi e sa. Vi ci no a Xa ru ma, A me ri ca me ri dio naie, vi sono miniere d'oro. Lettere maiuscole da scriversi» Avv. — Queste lettere sono disposte per gruppi in rapporto al- l'affinità del loro comiDciamenlo. Si insegnino prima separatamente, poscia per gruppi, ed iutìne come iniziali. (Vedi, occorrendo, gli Esemplari graduati di scrittura inglese, tavola X). — 43 Lezione 35.* a b A B a be j t J K je cappa s t S T esse te Alfabeto. c (1 e f g II • 1 C D E F G H I ce de e e fì c fle acca i 1 m n 0 P q r L M N 0 P Q R elle emme enne 0 pe CU erre II V w X y z u V w X Y Z u ve ve doppio tese ipsilon zeta S/f/ma, 'aro-, £Bo/o/fi-noc C Somo, Sr/udo, 'j^c/aa/a, ^éoaà, '.% r ene, ^omo, — 44 — % '‘emù/, (ffioc^iod, Oàc^na, j2La/sr&no, ama, wmo-, otyjpo, %Océer, locamo’, ófi ■ ^Lan/f/y, Scevero-, tyJemna, w. .duo. — L’alfabeto serva ad imparai* il nome delle lettere ncll’or- dine dei Vocabolari. Sarà bene che i nomi propri in carattere inglese veugano letti e possibilmente scritti. Lezione 36. 1 Homeri romani. I. V. X. L. C. D. M. uno cinque dieci cinquanta cento cinquecento mille Avv. — Un numero posto alla sinistra della cifra maggiore indica sottrazione; così IV si legge cinque meno uno, ossia quattro; messo invece alla destra, segna addizione; così VI si legge cinque più uno, cioè seii 45 — I il III IV V VI VII 1 2 3 4 5 c 7 Vili IX X XI XII Xill XIV 8 9 10 11 12 13 li XV XIX XX XXX XL XLV L lo 19 20 30 40 45 50 LX xc IC c 1) CM M co 90 99 100 500 900 1000 MDCCCLXXII 1872 jtvv. — Questi esercizi sui numeri romani son qui posti a solo titolo (li varietà, e possono servire alla numerazione. SILLABE COMPLESSE Lezione 37.* mam, muw. Il babbo e la mamma sono a casa. I babbuini sono sci mie. Le munì mi e so no ca da ve ri an ti chi. La pap pa è un ci bo. 40 — dati (at lil nan rar sas zaz eie giug cac eoe * Io so fare l’addizione. Il tatto è sussidio agli occhi. II cocchio è un mobile. Le chicche sono piacevoli. mm cara mam ma ma/a r/a/fr a/canemagare Lozione 38." barn bef bev bai boi ban bir bas bez boc bag bec Il carabiniere lira al bersaglio. Il bambino vagisce . Il battilano batte la lana. Nanni bazzica in casa di Bettino. Gli uomini hanno la bocca. I volatili hanno il becco. Avv. — Il suono duro o moli;' dei duo c c dei due g uniti, dipende dai suono clic- prende il secondo colla vocale die gli segue. map niuf mad mot mil man mar mes maz mog mec feb fot fol fan fer for fìes fac fug Mhz za no è un paese. La Maggia è un fiume, io non voglio essere finto. scin, sciati, scer, scem, scioc ; gliar,gliam, glios, gliiiZ; gliuc, glien. wrrm L’agnello è mansueto. Una scintilla può accendere un incendio. Uno sciocco non piace. La mignatta sue- — 52 — cliia il sangue. Bisogna ri scia qua re la bocca dopo mangiato. £ aiti dt /an n/j 6 coti ms/t. 'mzze Lezione 43.* bla, bre, brio, pie, pri, vra, vre, fio, fra, dri, tre, già, gri, ciò, clan, crii. ££* cr-oee e dtm/fa/o- rA Il lago di Ginevra si chiama anche Le ma no. Ognuno ha obbligo di essere galantuomo. Il più bravo avrà il primo premio. I ladri si chiudono in prigione. Il decimetro è la decima parte del metro. II porco gru- — 53 — "niscc e la capra bela. Glaro, Intra- gna,, Grana, Brio ne, sono terre ticinesi. IjOzìouo 44. s sma, shi, sfo , sue, spa, sde, sto, sia, stia, sre, sgo, sghi, sca, sche, seno, sqaa. ■a diandra, il caiii/ia/io, & m/iiia 11/1/mar/eM- de? vina al mara/ire.